Emozioni. Indizi nella scuola e nel lavoro

Dopo l’attestato professionale di cucina ho provato a esplorare il mondo del lavoro. Inviando i curricula, sono stata contattata da un ristorante appartenente ad una grande multinazionale. Dopo il colloquio ho iniziato a lavorare. Svegliarsi tutte le mattine con l’idea di lavorare facendo quello per cui ho studiato è una grande soddisfazione. L’ambiente, poi, è pieno di giovani, cortesi, simpatici, il capocuoco mi segue con molta attenzione. Sono arrivata con grande entusiasmo, sempre sorridente, decisa a fare del mio meglio. Poi nel laboratorio mi hanno chiesto “incontri qualche problema?”. La mia prima risposta è stata “no”, ma a ben pensarci mi sono resa conto di aver trascurato un’emozione importante: ho trovato il lavoro interessante ma molto veloce, frenetico direi, con ritmi difficili per me e poi alcuni passaggi del lavoro non mi erano chiari. Dopo qualche giorno vengo contattata dalla responsabile del personale del ristorante che mi dice che non superato il periodo di prova. Per me è stato un duro colpo. Prima l’ho vissuta come una sconfitta, poi mi sono detta “non sanno quello che si perdono”. Riparlandone con gli altri partecipanti a Point of You mi è venuta in mente ancora un’altra cosa: forse se avessi preso sul serio quell’emozione di confusione e magari ne avessi parlato con il supervisore magari avrei potuto capirla insieme a lui, magari avrebbe potuto aiutarmi.

Oggi mi sono iscritta di nuovo a scuola, una scuola privata per fare due anni integrativi del mio ciclo di studi e completare il diploma. Penso che, forse, sarà pure un tempo utile per imparare più cose sul mondo del lavoro.

Autore: Zerotre

A scuola si è formato un gruppetto di ragazzi che accompagnati dall’insegnante di sostegno fa un laboratorio di pittura. I ragazzi che vi partecipano appartengono a diverse classi e diversi anni di corso, fra questi ci sono anche io e sono amico di tutti.  A laboratorio Point of You mi chiedono come ci sto e come mi sento dentro il laboratorio di pittura. Io mi rendo conto che ci sto proprio bene. Quello che si fa mi attiva: si fanno quadri, cose concrete. Mi diverto, mi sembra di spezzare la monotonia della programmazione scolastica, rompere la routine e mi fa stare sveglio, so cosa fare e come starci. Poi sempre a laboratorio POY mi chiedono in che rapporto sta il laboratorio di pittura con la mia scuola, che ha un indirizzo informatico. A ben pensarci non so rispondere, mi piacerebbe però che in quello che si fa a scuola ci fosse la possibilità di starci con le stesse energie e lo stesso entusiasmo. Mi piacerebbe stare a scuola come sono stato al laboratorio di pittura, pensando che anche apprendere può essere divertente.

Autore: LadrofattoMale

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